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  • Le epoche feudali e le famiglie nobili

    La storia medioevale e moderna di Laconi può essere raccontata, per oltre cinque secoli, attraverso le vicende delle più importanti e influenti famiglie dell'epoca: i De Sena, i Castelvì, gli Aymerich.

    DE SENA

    Signori di Laconi dal 1421 al 1478

    Discendente dall’illustre ed antica famiglia Picolomini di Siena, il cui più importante rappresentante fu il Pontefice Enea Silvio assurto al Trono Pontificio col nome di Pio II, un ramo di questa importante famiglia toscana, a seguito di sanguinose lotte fra le fazioni politiche legate ai guelfi e ghibellini, fu costretto a lasciare la città e rifugiarsi a Sassari dove assunse il nome De Sena in ricordo della sua origine.
    Il primo Picolomini de Sena a giungere in Sardegna fu Patrizio Cristoforo nel 1396, il cui nipote Giovanni il 7 febbraio 1421 acquistò il feudo di Laconi (comprendenti le ville di Laconi, Genoni, Nuragus e Nurallao) dal Regio Fisco e ne fu infeudato dal Re don Alfonso il Magnanimo, dandogli il diritto di partecipare alle Cortes tenutasi nel medesimo anno e presiedute dallo stesso Re.
    Don Antonio, figlio del precedente, fu il rappresentante di maggior spicco della famiglia: 2° Signore di Laconi, 1° Signore di Sanluri (per investitura del 8 luglio 1436), 1° Signore di Quartu (per investitura del 20 luglio 1436 e rivenduto ai Consiglieri del Comune di Cagliari il 16 luglio 1467) fu nominato dal Sovrano nel 1438 Gran Connestabile (supremo capo di tutti gli eserciti di Sardegna) e Grande Ammiraglio della flotta sarda.
    I suoi figli Don Pietro e Don Salvatore contrassero prestigiosi matrimoni sposando due Principesse d’Arborea, sorelle dell’ultimo Marchese di Oristano Don Leonardo d’Alagòn Cubello.
    A sua volta il figlio di Pietro, Don Giovanni, sposò sua cugina Donna Eleonora d’Alagòn Morillo, Principessa d’Arborea, figlia di Leonardo.
    A causa degli stretti legami di parentela con la famiglia Alagòn, i De Sena combatterono al fianco del Marchese di Oristano uscendone sconfitti e in totale disgrazia.
    I feudi appartenuti alla famiglia vennero confiscati dal Regio Fisco nel 1478 e successivamente donati dal Re Don Ferdinando d’Aragona a suo zio Don Enrique Henriquez il 10 novembre 1479.
    In seguito la famiglia De Sena riprese un importante ruolo nella storia dell’Isola ricevendo la carica ereditaria di Governatore di Sassari e del Logudoro a partire dal 1524 fino al 1670, anno in cui morì Don Francesco, ultimo del suo ramo.
    Furono Signori di Austis ed Olmedo dal 1585.
    Gli ultimi De Sena si estinsero alla fine del XVIII secolo dopo aver riacquisito il cognome Picolomini da tanto tempo abbandonato. 
     

    CASTELVÌ

    Signori poi Marchesi di Laconi dal 1479 al 1769

     
    Galcerando e Pere de Castelvì, appartenenti alla antica famiglia valenziana dei Conti di Carlet, vennero per la prima volta in Sardegna al seguito di Alfonso il Benigno nel 1323 ma non rimasero a lungo e dopo il rientro in Spagna dell’Infante tornarono anch’essi in Patria, carichi di onori.
    I primi della famiglia a stabilirsi definitivamente in Sardegna furono i fratelli Alberto, Luigi e Pietro. Questi ultimi, nel 1479, acquistarono i feudi di Sanluri e Laconi da Don Enrique Henriquez y Suero, zio del Re Don Ferdinando II il Cattolico, decidendo di possederle insieme per 17 anni. Il 13 luglio 1495 Pietro vendette la sua parte a Luigi che, morto senza eredi diretti, lasciò tutti i suoi beni ai figli di suo fratello Alberto.
    Pietro, figlio di Alberto, fu Signore di Laconi e primo Visconte di Sanluri per concessione
    del 11 agosto 1507. Nello stesso anno, con Privilegio della Regina Donna Giovanna (la Pazza), ottenne il titolo di Don.
    Don Artaldo, nipote di Don Pietro, fu primo Conte di Laconi (per concessione del 24 aprile 1561), 3° Visconte di Sanluri, Cavaliere dell’Ordine di Santiago nel 1560, sposò sua cugina Donna Maria Castelvì y Flors erede della Baronia di Ploaghe.
    Suo figlio Don Giacomo, ricevette l’investitura del titolo materno nel 1594 e l’elevazione del Contado di Laconi in Marchesato nel 1605.
    Unendo così definitivamente i titoli di Marchese di Laconi, Visconte di Sanluri e Barone di Ploaghe divenne uno dei più potenti feudatari dell’Isola.
    Don Francesco - 2° Marchese di Laconi, 7° Visconte di Sanluri, 2° Barone di Ploaghe - contrasse importanti matrimoni. In prime nozze sposò Donna Caterina d’Alagòn dei Marchesi di Villasor da cui non ebbe discendenza e in seconde nozze sposò Donna Francesca Lanza dei Principi di Trabìa, potente ed aristocratica famiglia siciliana.
    Da questa unione nacquero numerosi figli, tra cui Don Agostino, noto per le tristi vicende che travolsero la Sardegna nella seconda metà del 1600.
    Questi, nominato dal popolo “ Padre della Patria” per aver difeso presso la Corte Spagnola i diritti della Sardegna e i privilegi del Parlamento Sardo di cui fu “Prima Voce”, fu assassinato nel 1668 per mano di ignoti sicari. Certi del coinvolgimento del Vicerè Don Emanuele de los Cobos, Marchese di Camarassa, numerosi nobili sardi, capeggiati da Don Jaime Artàl de Castelvì, Marchese di Cea, cugino di Don Agostino, congiurarono per vendicare il marchese di Laconi uccidendo in un agguato il Vicerè. Questo atto portò a gravissime conseguenze che culminarono con la decapitazione di Don Artàl e l’uccisione di numerosi esponenti della nobiltà sarda.
    Erede di Don Agostino fu il suo unico figlio Don Giovanni Francesco a cui, per i suoi meriti, verrà conferito nel 1705 il Grandato di Spagna di I Classe legato al titolo di Laconi, (privilegio che elevava il feudatario a grandi onori arrivando ad essere considerato alla stregua di cugino del Re).
    Morto Giovanni Francesco senza figli legittimi il feudo passò, per volere testamentario di Don Agostino, ai discendenti di suo cugino Don Anastasio, 4° Signore di Samassi e Serrenti.
    Ereditò, per cui, la di lui nipote Donna Maria Caterina di Castelvì y Sanjust che fu l’ultima Marchesa di Laconi del suo nome. Sposatasi con il Conte di Villamar, Don Gabriele Antonio Aymerich Zatrillas ebbe un figlio maschio che gli premorì. Alla sua morte i titoli andarono a suo nipote Don Ignazio Aymerich Castelvì che divenne 8° Marchese di Laconi, 6°Conte di Villamar, 13° Visconte di Sanluri, Barone di Ploaghe, Signore di Stunnu, Crastu, Lionesu, Riu Tortu, e Montis de Ledda, Grande di Spagna di I Classe, Prima Voce dello Stamento Militare (ramo del Parlamento Sardo), carica inerente il Marchese di Laconi.
    La famiglia Castelvì si imparentò molte volte con la famiglia Aymerich Don Francesco di Castelvì y Cavaller sposa Donna Brianda Aymerich Margens Don Angelo di Castelvì y Cavaller sposa Donna Anna Aymerich y Margens Don Giacomo di Castelvì y Castelvì sposa Donna Maria Aymerich y Margens Dei suoi figli: Don Salvatore y Aymerich sposa Donna Isabella Aymerich y Bellit Don Giovanni Battista di Castelvì y Aymerich sposa Donna Giovanna Aymerich Bellit.
     

    AYMERICH

    Marchesi di Laconi dal 1769

    La famiglia Aymerich, proveniente dalla Catalogna, giunse in Sardegna nel XIV secolo al seguito dell’Infante Don Alfonso il Benigno.
    Un Pietro fu nominato nel 1358 ambasciatore della Città di Cagliari presso il Re Don Pietro IV; Matteo risulta residente a Cagliari nel 1370.
    Notizie più dettagliate si hanno a partire dalla metà del 1400, con Martino e Nicola Aymerich, che furono Consiglieri della Città di Cagliari.
    In particolare Martino ebbe l’ufficio di Console dei Siciliani e fu inviato come Ambasciatore della Città a Barcellona presso la Corte del Re Don Giovanni II nel 1458.
    Dei figli di Martino, Giovanni, valoroso guerriero morto combattendo per il Re, ottenne il privilegio di Cavalierato il 22 dicembre 1476. Pietro, Consigliere Capo della Città di Cagliari, ereditò dal padre la carica di Console dei Siciliani e ottenne l’appalto delle Dogane Reali nel 1485. Nello stesso anno venne nominato procuratore ed amministratore del Marchesato di Quirra da Violante Bertran Carroz. Nel 1486 acquistò dalla famiglia Dedoni, la Signoria di Mara Arbarei (Villamar).
    Salvatore I, figlio di Pietro, 2° Signore di Mara, fondò nella Cattedrale di Cagliari, il 30 gennaio 1494, una cappella sotto l’invocazione della Beata Vergine della Speranza.
    Suo figlio, Don Salvatore II Aymerich Botèr, ottenne il Diploma di Nobiltà il 20 dicembre 1521 e fu inviato in qualità di rappresentante del Parlamento Sardo presso la corte di Madrid nel 1524, riuscendo ad ottenere, per la popolazone sarda, l’esenzione del donativo (versamento obbligatorio) straordinario in occasione delle nozze reali. Cavaliere dell’Ordine di Santiago, nel 1535 prese parte all’impresa di Tunisi al seguito dell’Imperatore Carlo V, e fu, per i suoi straordinari meriti, nominato Governatore della fortezza di La Goletta. Lo stesso Imperatore gli concesse di fregiare il suo scudo con l’Aquila Bicipite Imperiale (20 dicembre 1535).
    Don Salvatore II seppe accrescere notevolmente il patrimonio familiare con notevoli speculazioni finanziarie e compravendite di feudi, accrescendo il peso politico che gli Aymerich avevano all’interno delle fazioni presenti nell’aristocrazia cagliaritana.
    Lo stesso Salvatore commissionò al famoso pittore, Pietro Cavaro un magnifico retablo per arricchire la Parrocchiale di Villamar.
    Suo nipote Don Ignazio I Aymerich y Canì, per i suoi meriti in battaglia, venne insignito del titolo di Conte di Villamar.
    I figli Don Salvatore III e Don Silvestro Aymerich y Cervellon furono coinvolti nella vendetta che portò all’omicidio del Vicerè Camarassa, considerato mandante dell’assassinio del Marchese di Laconi, avvenuto alla fine del 1600. Come noto, Don Silvestro, unitamente alla moglie Donna Francesca Zatrillas, venne condannato per essere stato uno dei responsabili dell’assassinio del Marchese di Camarassa, e fu giustiziato nel 1671.
    I suoi beni furono confiscati per alto tradimento e lesa maestà.
    Don Gabriele Antonio Aymerich y Zatrillas, figlio di Don Silvestro e Donna Francesca Zatrillas (vedova del Marchese di Laconi, Don Agostino di Castelvì), dopo una lunga battaglia, ottenne la riabilitazione dei suoi genitori e il riconoscimento dei diritti ereditari, rientrando in possesso dei feudi della famiglia nel 1709, divenendo quindi 4° Conte di Villamar.
    Egli rientrò in possesso anche dei feudi materni e mantenne il titolo di Marchese di Sietefuentes fino al 1714, quando perse la lite contro gli altri pretendenti che si erano già spartiti il feudo dopo la condanna di Donna Francesca.
    Don Gabriele Antonio sposò in seconde nozze Donna Maria Caterina di Castelvì y Sanjust, 7a Marchesa di Laconi, 12a Viscontessa di Sanluri, Baronessa di Ploaghe, discendente di quel Don Anastasio nominato come erede dei titoli nel testamento di Don Agostino di Castelvì. Tramite questo matrimonio i titoli dei Castelvì passarono alla famiglia Aymerich.
    Don Ignazio III Aymerich y Brancifort, nipote di Don Gabriele Antonio, fu il primo Marchese di Laconi della famiglia Aymerich, nonché Prima Voce dello Stamento Militare (carica che seguiva il titolo di Marchese di Laconi). Nel 1774 fu delegato dei tre Stamenti (i tre rami del Parlamento Sardo) per il giuramento di fedeltà per l’avvento al trono del Regno di Sardegna di Vittorio Amedeo III.
    Personaggio di notevole fascino, molto amato dalla popolazione, fu acclamato a furor di popolo nuovo Vicerè (di cui rifiutò l’onore), allorchè nel 1794, gli insorti cagliaritani cacciarono il Vicerè Balbiano con tutti i Piemontesi (Sa die de sa Sardigna).
    Suo fratello Don Michele Aymerich y Brancifort fu Vescovo di Ales e Torralba nel 1788.
    Succedette nei titoli Don Ignazio IV Aymerich y Zatrillas, fu Cavaliere Gran Croce dei santissimi Maurizio e Lazzaro, Scudiere di sua altezza reale la Duchessa del Genevese, Gentiluomo di Camera di sua maestà il Re di Sardegna Vittorio Emanuele I e dal 1820 Generale della Cavalleria Miliziana.
    Suo figlio, Don Ignazio V Aymerich y Ripoll, Gentiluomo di Camera di Sua Maestà il Re Carlo Alberto, nel 1847, fece parte della delegazione che presentò al Re Carlo Alberto la formale richiesta dell’unificazione amministrativa della Sardegna con gli Stati Reali di Terraferma e fu, quindi, l’ultimo Prima Voce dello Stamento Militare che fu sciolto in quell’occasione.
    Di convinzioni liberali e amico del Conte Camillo Benso di Cavour, nel Maggio 1848, Don Ignazio fu nominato Senatore del Regno nel nuovo Parlamento Subalpino a Torino.
    Si occupò dei gravi problemi economico-sociali dell’Isola, fu esperto di agricoltura e a Laconi incentivò, grazie all’abbondante presenza di gelsi, la produzione della seta allevando i bachi, che venivano alimentati al Palazzo dove gli era stata dedicata una grande stanza definita ancora, nella denominazione familiare, “Stanza dei bachi da seta”.
    Importò a Laconi, per primo in Sardegna, le trebbiatrici meccaniche, rivoluzionando completamente il faticoso lavoro di trebbiatura che coinvolgeva uomini ed animali.
    Si batté con forza, per la costruzione delle ferrovie in Sardegna. Fu Consigliere comunale e provinciale di Cagliari e autore di diversi importanti trattati dedicati all’agricoltura e ai trasporti dell’Isola (a lui si deve anche la linea di omnibus che collegava Laconi a Cagliari).
    Dopo la distruzione del Castello a causa di un incendio, diede inizio alla costruzione del Palazzo di Laconi, commissionato all’Architetto Gaetano Cima, e terminato nel 1846.
    Dopo un lungo soggiorno in Francia, decise di arricchire il nuovo Palazzo, alla stessa stregua dei grandi giardini e parchi che impreziosivano i castelli in quel Paese, impiantando nel bosco che sovrasta il borgo, piante preziose e rare provenienti da paesi lontani, e creando cascate, viali e fonti che lo hanno reso così unico e particolare.
    Nel 1918, il Marchese Don Carlo Aymerich Sanjust, ingegnere, all’avanguardia rispetto al resto dell’Isola, realizzò in un area del parco un impianto per produrre energia elettrica sfruttando il carbone, fornendo di luce gran parte del paese, e alimentando un mulino a cui avevano libero accesso tutti gli abitanti di Laconi
    L’attuale Marchese Don Giuseppe Aymerich Asquer, ha continuato l’impegno sociale dei suoi antenati, con il suo importante contributo all’Università di Cagliari, prima come Docente della facoltà di Matematica, poi diventandone Rettore Magnifico per numerosissimi anni.